UNA RIFLESSIONE IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA DONNA

UNA DONNA,MIA MAMMA

Penso di dover dedicare in questo scritto delle righe a mia Madre. Persona che soltanto dopo psicoterapia e aver lavorato tanto sulla sua figura sono riuscita ad amare. Nella sua vita ha sofferto molto e tra le sue sofferenze c’è sicuramente stata anche quella causata da me che la rifiutavo come “Madre”.Aveva un rapporto di coppia difficile, veniva picchiata da mio padre e per sopportare tutto questo il suo rifugio è stata la bottiglia che purtroppo le ha stretto la mano e l’ ha accompagnata sino alla sua morte prematura 40 anni.

Voglio provare a immaginare traendo spunto da quello che mi è stato raccontato dai parenti quello che può

 essere stato per lei il momento della mia attesa. da qui parte una serie di pensieri raccolti che cerco di legare e far diventare uno soltanto con un filo conduttore“L’amore di una mamma per proteggere la sua creatura”

 Mia madre non lavorava, come si usava nel 1961 era casalinga soggetta al marito..Il loro rapporto di coppia sembra essere stato difficile dall’inizio e un giorno lei ha la conferma di “essere in cinta”

ha timore per l’ essere che porta in grembo , vuole abortire ( cosciente del fatto di essere un alcolista) ma la sua mamma le tende la mano e da li inizia il tentativo di convinzione a portare avanti la gravidanza…

Provo a usare la voce narrante come se fosse mia madre stessa a raccontarlo :

Inizia la giornata oggi mia mamma mi porta in una clinica. Un medico insieme a lei mi vuol parlare. Arrivate

il medico ci riceve ed entrambi mi dicono di voler fare di tutto perché porti avanti questa gravidanza , potrebbe essere un aiuto per il mio problema con l’ alcolismo , forse vedendola riuscirò a smettere …

Entrambi sanno che il mio compagno non vuole questa gravidanza…Mia mamma dice che se non riuscissi a gestire la situazione la bambina me la terrà lei.

Sono senza parole forse potrebbe essere la mia salvezza come posso rinunciare? Un veloce controllo e sono ricoverata. Vengo sottoposta alla pulizia del sangue, mi nutrono con la flebo e tengono sempre monitorata la situazione della bambina sofferente.. .

Ho una camera per me sola e di fianco la culla per la bambina ho tanto timore di non farcela .

La bimba starà con me. Anche la mia mamma è senza parole Ci guardiamo attorno e lo troviamo un ambiente caldo, tranquillo, l’ideale.

 Nella giornata arriva il dottore con una collega e vogliono parlare. Dobbiamo affrontare seriamente la possibilità di dover arrivare al parto indotto perché il liquido che protegge la bambina è troppo poco e soffre.

Mi fanno sentire il battito del cuore della bimba, la vedo nell’ecografia, parlano fra loro sono sicura anch’io in questo momento la voglio “Salviamola”!

Decidono così di preparare l’incubatrice e un’infermiera mi attacca un flebo.

 

Telefono al mio compagno gli descrivo la bellezza del posto e la mia decisione sta lavorando ma dice che arriva.

Penso che si sia ricreduto che vicino al momento della nascita si lasci coinvolgere ma….

 Nel pomeriggio inizio il travaglio, la bimba nasce finalmente nella notte,per il problema del liquido è gialla,e dopo una piccolo tocco fa’ sentire la sua vocina..Subito in incubatrice..

Il momento in cui ho potuto stringerla a me ho pensato io non sono in grado di allevarla lo farà la mia mamma ma io cercherò di proteggerla in tutti i modi. Sono riuscita grazie all’aiuto a portarla a termine. Sento già di volerle bene!Nel momento più bello quando ho la bambina sul mio cuore il mio compagno non è con me.

 Il dottore è felice quasi fosse sua figlia e mi spiega che per il momento la bambina deve stare nell’incubatrice della nursery ma non appena possibile me la portano.

Il cognome ,quello glie lo dà il mio compagno. Insieme a mia mamma vanno in comune. …

 

 ESISTO

Esisto !  Superato il periodo nell’incubatrice, ora la mia pelle ha un colorito “normale”  All’anagrafe il nome che mi hanno dato è  Mariangela. Ora  sono con la mamma a casa della nonna.

Dai primi giorni della mia vita il passaggio dell’alcool nel mio sangue durante il periodo di gestazione  mostra i suoi segni trasformati in malessere . Crisi convulsive e altre difficoltà collegate alla crescita.

Questo rende più’ difficile per la nonna accudirmi ma non si perde d’ animo e il grande senso d’ amore e protezione materno lo usa anche per me … E la mamma?Purtroppo il parto non è riuscito ad allontanare la mamma dalla dipendenza dall’alcol e lasciata me dalla nonna  , sapendomi protetta001.JPG

è ritornata  dal suo compagno .

Io cresco con la nonna: alle  mie difficoltà di salute si contrappone sempre  il suo amore  che mi dà serenità e fiducia. Mi ripete che con il tempo anche la mia salute migliorerà.

Vivo attimi molto belli con la nonna, è la sua mano a guidare i miei primi passi, con lei i  primi capricci; sempre dalla nonna imparo ad apprezzare i vestitini che lei stessa mi cuce;  l’ ordine e la pulizia. La promessa fatta dalla nonna che si sarebbe presa cura di me la mantiene sino all’ultimo dei suoi giorni  quando (purtroppo per me) non essendoci più la nonna sono costretta ad andare a vivere nella casa dove la mamma vive con il suo compagno. La vita in quell’ambiente per me è pesante; seppur costretta a starci la rifiuto. Rifiuto l’ adattamento a quell’ ambiente , vedere ogni giorno mia mamma picchiata da mio papà  crea in me problemi neurologici  che si aggravano  con il tempo. La mamma  e il suo problema “alcol” diventano sempre più evidenti e un giorno anche lei mi lascia. Non abbiamo gioito insieme perché la rifiutavo, non abbiamo giocato insieme perché prima di me c’era la bottiglia. Questa maledetta bottiglia ha rovinato il nostro rapporto e non le ha permesso di sentirsi “mamma”.

 

 

UNA RIFLESSIONE IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA DONNAultima modifica: 2013-03-07T12:19:52+01:00da trudy53
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